10 X 10 | Puntata CINQUE

Penso dunque scrivo

di Sonia Lucia Malfatti

“La poesia non è l’atto risolutivo, ma è l’atto che avvia il processo di riflessione”.
Samir Galal Mohamed

Il quinto incontro di 10×10 ha accolto Samir Galal Mohamed, giovane poeta italiano di origini egiziane nato a Sassocorvaro nel 1989. Samir ha pubblicato la sua prima silloge nel 2015, Fino a che sangue non ci separi, mentre nel 2020 è uscita la seconda raccolta, Damnatio Memoriae. Attualmente, scrive per riviste cartacee e online, come Antinomie, e vive a Milano dove insegna storia e filosofia nelle scuole superiori.


Con Samir abbiamo parlato di poesia, un tempo arte maggiore per eccellenza, ma che oggi sembra aver perso la sua aura a causa di una serie di stereotipi che si ostinano a considerarla come forma espressiva ormai superata e non adatta alla sensibilità contemporanea. Eppure, Samir è l’esempio di come la poesia sia ancora decisamente attuale e dotata di un inesauribile potenziale espressivo e comunicativo. Afferma l’autore:


“Occorre tentare di riportare il fare poesia a una dimensione non dico soltanto professionale, ma nemmeno prettamente esistenziale. Riposizionare la poesia nel novero delle arti contemporanee, uno dei tanti tipi di arte che possono parlare del presente con i mezzi che le sono propri.”


Scrivere una poesia è come fare cinema o teatro, come dar vita ad una performance, ad un dipinto, ad una scultura: è un atto creativo calato nel contesto contemporaneo. Il poeta di oggi non deve essere il poeta romantico, chiuso nelle sue meditazioni in mezzo a pile di libri polverosi; è invece un osservatore critico della contemporaneità e di ciò che accade. Guarda, pensa, reagisce, scrive.

Questo non vuol dire che la poesia non nasca come necessità innanzitutto intima di esprimere e di esprimersi, di trasporre e condividere una parte di sé e della propria interpretazione del mondo. Ma il ruolo del poeta contemporaneo non si esaurisce qui. Come ci testimonia Samir, egli deve avere uno sguardo ampio e possedere un bagaglio significativo di conoscenze interdisciplinari, essere un lettore affamato, non solo di poesia, ma di romanzi, di autori differenti, di quotidiani, di riviste, di qualsiasi informazione significativa che il mondo produce.


La poesia può definirsi “contemporanea” sotto un duplice punto di vista: innanzitutto, a livello contenutistico, poiché solleva uno sguardo critico su temi e momenti dell’attualità; poi, a livello stilistico, in quanto offre innumerevoli possibilità di sperimentazione, scardinando paletti imposti e strutture linguistiche per così dire scolastiche. La libertà creativa del testo poetico è infinita.


L’opera di Samir offre un esempio interessante di entrambi questi aspetti: è una poesia contemporanea sia dal punto di vista stilistico, sia dal punto di vista tematico. È inoltre dotata di una spiccata sensibilità e di una finezza interpretativa che colpisce. È una poesia forte, mai edulcorata, che scardina, distrugge e ricompone, che non ha paura di dire e di insinuare, ma non rimane mai priva di una profonda delicatezza anche nei momenti più intensi e drammatici della scrittura. Esprime le tensioni dell’autore e del mondo, non acquieta, ma mette in discussione, lascia irrisolto ciò che per natura deve rimanere tale, non cerca di pacificare ma non si arrende a scandagliare fino in fondo tutto ciò che del nostro oggi può essere analizzato. Secondo l’autore:


“Le parole violenza e aggressività nel mio testo sono fondamentali. Intendo la violenza della parola, di un gesto che non viene trasposto fisicamente, ma scritto. La scrittura non dovrebbe pacificarsi, pacificare, risolvere, dovrebbe invece problematizzare. La poesia parla di ciò che socialmente non è accettabile. Dovrebbe essere uno spazio assolutamente non confortevole, di coesistenza con i propri demoni, con gli abissi e con le voragini che ogni giorno ci attanagliano. Quando scrivi puoi controllare te stesso, non sei in una situazione di rischio: la poesia è una sorta di simulatore di realtà. Esplori i temi, l’esistenza, ma poi tutto resta sulla pagina. Questo è il lavoro che fai con te stesso e che viene poi innescato nei lettori.”

Quindi una poesia che non rassicura e non consegna nessuna verità esistenziale, nessuna rivelazione. Una poesia, potremmo dire, coraggiosa, che mantiene in sé stessa due componenti: quella autoreferenziale, attraverso cui l’autore offre alla portata collettiva i propri spazi di dubbio e di riflessione, le proprie questioni irrisolte, le ferite scoperte, senza voler trovare per forza una soluzione; una componente che invece riguarda il mondo esterno, mediato dalla parola scritta dell’autore, che in questo senso diventa una sorta di poeta civile, portavoce di un’attualità interessante proprio perché contrastante, aperta a infinite possibilità. In questo dialogo fra aspetti biografici ed esperienza del mondo, la voce dell’autore si cristallizza come testo scritto per offrirsi al lettore, presenza fondamentale del processo poetico. Un processo che assume per Samir la portata di una forte esperienza creativa, quasi ancestrale, materica:


“Per me nella poesia la materia si frantuma e poi si ricompone. La scrittura mi aiuta a ricomporre dei pezzi spaccati di mondo.”

Samir si fa voce del presente, e anche laddove rimangono frammenti di autoreferenzialità, reca sempre un messaggio che non si esaurisce in un universo circolare e privato, ma propone spazi di riflessione aperti a tematiche universali. L’autore si avvicina agli eventi del mondo – nessuno escluso – attraverso il processo poetico, che si offre a lui e al suo lettore come chiave interpretativa alternativa, capace di costruire un rapporto più intenso ed empatico con la realtà rispetto alla semplice notizia.


“Mi reputo molto immerso nel mondo. Chi scrive poesia si avvicina all’attualità, intanto da cittadino che cerca di seguire ciò che accade nel suo Paese: i fatti del mondo costituiscono la base di tutto il nostro orizzonte culturale. Mi sveglio e leggo i giornali, quanti più possibile; la mia prospettiva sono riflessioni esistenziali, fatti di cronaca, il dramma di vivere in un mondo assurdo. Quando scrivo un testo che cita un argomento contingente vorrei che passasse anche dal mezzo espressivo della poesia. Entrare in contatto con il mondo attraverso un linguaggio sperimentale mi permette di empatizzare di più con ciò che accade, di creare una connessione più forte. Con la poesia posso parlare di un attentato? Sì. Io voglio leggere l’attualità nella poesia. I temi sono imposti da ciò che accade al di fuori: le grandi tematiche del nostro tempo sono molto difficili.“

Nella seconda parte del seminario, secondo il programma degli incontri 10×10, abbiamo svolto un esercizio di ekphrasis: di fronte ad un’immagine da noi scelta, abbiamo dato libero sfogo a ciò che essa ci comunicava, trasponendolo sulla pagina come testo scritto. Ne sono scaturiti interessanti brani di prosa e poesia, che saranno raccolti nella mostra finale. Ognuno ha scritto e si è espresso secondo la propria sensibilità, senza barriere e senza limiti creativi.


La scrittura può essere un mezzo espressivo per prendere consapevolezza, innanzitutto di sé stessi, e poi del mondo circostante. La poesia di Samir ci invita ad essere persone interessate e informate, ad aprirci alle nostre private riflessioni e voragini esistenziali, ma anche ad osservare ciò che accade intorno a noi, senza l’urgenza di risolvere e pacificare le contrastanti realtà del presente. Senza voltarsi dall’altra parte, accogliendo il dubbio e la riflessione: pensando, dunque vivendo.

Ecco alcuni scatti dell’incontro realizzati da Simone Ridi:

Le attività di 10×10 Dialoghi sull’Arte sono all’interno del progetto Officina delle voci, con capofila il Comune di Prato, cofinanziato dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale a valere sul “Fondo Politiche giovanili” che mira a creare uno spazio dove trasformare le idee dei giovani in nuove imprese, in crescita e sviluppo professionale, sociale e culturale, che si configuri come un “incubatore” dedicato alla sperimentazione di interventi innovativi per valorizzare la memoria della città operaia e rivitalizzare l’offerta culturale della città.

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