#1 Racconti di Quartiere | SOCCORSO| racconto di Elena Franchi

“Nel lontano 2006 e fino alla primavera di tre anni dopo, quando ero una giovane neolaureata in cerca di trovare il mio posto nel mondo soprattutto al di fuori del nido familiare che iniziava a starmi un po’ stretto, sono stata una abitante passeggera del quartiere soccorso. La mia storia inizia con il mio fidanzato dell’epoca, che si era appena separato dalla moglie (non per colpa mia, avrei scoperto dopo il perché) e per non tornare a vivere a casa dalla mamma era alla ricerca di una casa da comprare. Iniziava così la ricerca che, un po’ grazie a me, si è fermata proprio al soccorso. Un giorno di primavera con tanto sole visitammo un piccolo appartamento nel palazzo di Via Carlo Marx, dove a piano terra c’era il famoso autosalone Fineschi, che vendeva mercedes a tutti gli industriali pratesi che avevano fatto soldi e che si facevano un vanto della propria auto di lusso. All’epoca iniziava già a risentire della crisi economica, che aveva travolto il settore tessile pratese e che lo ha poi portato al fallimento. Fino ad allora quel quartiere per me che abitavo da sempre in centro (entro le mura) era stato solo di passaggio e non aveva mai significato molto. Quello che mi colpì dell’appartamento fu la luminosità grazie ad una grande finestra che faceva entrare prepotente il sole e lo inondava di luce, poi ricordo che pensai che la posizione era ottima perché si trovava vicino al centro, quindi perfetto  per la mia logistica di spostamento (mi ci sarei trasferita ogni settimana  dal venerdì alla domenica per poi tonare al mio nido in centro), e, comunque, non mi sarei allontanata troppo dal mio amato e frequentato centro, al quale finita questa parentesi fuori le mura sono tornata fino al 2013 ma questa è un’altra storia.

Ciò che mi è rimasto di quella breve esperienza è la conoscenza di una numerosa famiglia pakistana che abitava sullo stesso pianerottolo, ed è stata anche l’unica con cui ho avuto contatti durante la mia breve permanenza lì pur trattandosi di un palazzo di 5 piani con tantissimi appartamenti, ma non ho mai conosciuto o incontrato nessun’altro. Di questa famiglia ricordo l’allegria, avevano dei bambini e si sentivano sempre risate gioiose provenire dall’interno, spesso andavano in bicicletta sul pianerottolo che era molto spazioso, ma non erano fastidiosi anzi mi tenevano compagnia, perché spesso quando la casa era vuota durante il giorno mi ci rifugiavo a studiare per l’esame da avvocato, e sentire quelle voci allegre era di conforto a quella mia forzata solitudine.

C’erano spesso anche degli ottimi odori di cibo cucinato che si sprigionavano dal loro appartamento, e cercavo di immaginare l’aspetto di quei piatti esotici e così profumati. Infatti, all’poca non era ancora esplosa la moda dei ristoranti etnici e non avevo ancora viaggiato molto fuori dall’Europa. Ricordo anche che le volte che ci si incontrava sul pianerottolo ci sorridevano sempre, ma non era un sorriso forzato dalle circostanze, come spesso accade di fare a noi “occidentali” quando incrociamo un vicino o un estraneo per strada, ma un sorriso spontaneo che comunicava un’apertura sincera. Una sera ricordo che il capofamiglia ci suonò alla porta per dirci qualcosa a proposito del condominio e ne restammo in un certo qual modo stupiti.

Era la prima volta per me che, fino ad allora, avevo sempre vissuto nella parte un po’ ipocrita della Prato bene venire a contatto con una famiglia arrivata da un luogo così lontano, e questo mi ha aiutata nel mio percorso di crescita anche se ho, comunque, dovuto lavorare molto, ma è stato un inizio e voglio proprio ricordarlo come un punto di partenza.  Sono certa che se avessi suonato a quell’appartamento per una necessità o anche solo per curiosità sarei stata accolta con semplicità e naturalezza, come se fosse la cosa più normale accogliere l’estraneo che bussa alla propria porta, e forse davvero lo è solo che noi ce lo siamo dimenticato oppure non lo abbiamo mai saputo.

Chissà forse grazie a questo progetto potrei rincontrarli e fare ciò che non ho fatto allora tendere una mano, oppure sempre grazie al progetto potrò farlo nei confronti di molti altri che hanno fatto di questo quartiere il più multietnico e variegato della città. Una vera miniera di storie, volti, nomi, colori, sapori profumi in una parola di umanità nella sua accezione più piena.

Grazie Quartiere Soccorso”

Elena Franchi | Prato | 18/03/2020

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